Slat e flow
Silat e flow
Si fa un gran parlare attorno alla validità delle scuole tradizionali di combattimento in relazione alle nuove e meno nuove forme sportive, alludendo alla dimensione dello sparring e al Flow.
Ogni disciplina originale ha al suo interno un settore immutabile, è vero, un settore che solo i Maestri capiscuola possono leggermente modificare, questa area che nel Silat è riservata ai buah, permette d attingere comunque a piene mani per tutto ciò che riguarda l applicazione. Difatti ogni buah difensivo ad esempio inizia con un colpo che origina una serie di risposte, ma la realtà del combattimento è ben diversa… Nessun avversario o nemico attacca in modo prestabilito, ma sta al praticante, attraverso la guida del Maestro, riuscire a trasformare la situazione, cambiando i movimenti o portando il contenente a muoversi come vogliamo noi. Questo livello si raggiunge attraverso la pratica del buah, in modo del tutto analogo a quanto succede nei drill degli sport da combattimento. Anche i meno pratici ricordano Mike Tyson, un pugile che non ha bisogno d presentazioni, fuori standard per la sua categoria, ma che dopo poco dal suo ingresso nel professionismo non ha più trovato sfidanti.. La sua particolarità era proprio l’indissolubile legame con i drill. Ha vinto la stragrande maggioranza degli incontri utilizzando sequenza che ha riproposto identiche sul ring, e ci sono filmati in cui lo si vede praticare ben prima degli incontri vinti con esse. Perché parlo di pugilato? Solo perché lr3ndo visibile la strategia di allenamento. Ripetere una sequenza allo sfinimento garantisce memoria muscolare, ej questa a sua volta bypassa la coscienza laddove è richiesta una reazione veloce. I veri Maestri amano il Flow. Contrariamente a quanto sostenuto da molti, il flow garantisce la sopravvivenza dello stile. Ma cos è il flow? Il flusso o flow è la capacità di passare da una situazione ad un'altra senza soluzione di continuità, al di là della riflessione, raggiungendo la massima efficacia nel qui e ora. I primi a parlare al grande pubblico di questo concetto sono stati Bruce Lee e Dan Inosanto, legando di fatto le loro figure ad esso. Nel 21mo secolo questa ricerca Dell efficacia è diventata la bandiera di molte palestre che però non sanno molto né del primo né del secondo. Ad ogni modo si frappone la ricerca a tutti i costi della evoluzione alla volontà di conservazione dello stile. Non ha molto senso… semplicemente perché una cosa non esclude l altra. A meno che non si è così ottusi da ritenere che un Maestro o un istruttore pretenda che un allievo combatta esclusivamente utilizzando utilizzando i buah. La forma tradizionale, quindi il buah, è un un contenitore di movimenti antichi e appunto tradizionali utilizzato per la conservazione e la diffusione degli stessi; è chiaro che nel momento in cui io devo combattere o confrontarmi con qualcuno sicuramente qualcosa devo cambiarlo ma la pratica assidua e senza sosta dei buah a permette esattamente al pesilat (praticante di Silat), come permette a Mike Tyson di passare da una versione all'altra dello stesso drill a seconda della situazione in cui si trova perché in realtà il combattimento non è mai uguale a se stesso come non lo sono i praticanti. Io stesso non sono la stessa persona di ieri come non sono lo stesso di domani e neanche stamattina ero come adesso quindi non posso pretendere che il combattimento che è uno scontro tra due o più persone sia riproponibile nello stesso identico modo a distanza di tempo giorni e via dicendo… Nel Silat non esistono solo buah, ma anche drill propriamente detti, pelampas, e pechaan. Questi ultimi sono estremamente numerosi e variegati a seconda della fantasia, Dell esperienza e Dell imprinting della scuola. Essi sono, infatti, delle rotture di buah, utilizzate molto spesso per contestualizzare la tradizione. C'è un altro discorso da fare. molte discipline più diffuse come il kali filippino e il wing Chun cinese vengono osannate da parte dei praticanti sportivi perché hanno al loro interno quello che loro erroneamente o qualcun altro furbamente definisce Flow. L’hubud lubud del Kali e il chi Sao del Wing Chun sono piattaforme in movimento, esattamente come i pelampas del Silat, ma non degli esempi di Flow. Queste piattaforme in movimento servono appunto per esercitare e sviluppare il flow che altro non è che la capacità di passare da una situazione ad un'altra senza soluzione di continuità cioè applicare le proprie conoscenze al contesto del combattimento. Esse attraverso una serie di movimenti ciclici, si avvicinano per velocità e tempismo a quella che è la dimensione del combattimento, ma non sono il combattimento. Permettono di passare da un buah a un pechann, di utilizzare una parte di essi, di combinarli con movimenti elusivi o offensivi… permettono insomma di capire meglio l’arte e le sue applicazioni.
Nell'immagine una tecnica di Kuncian con il io amico e allievo Mykhaylo.
Commenti
Posta un commento