Poliedricità o specializzazione?



Durante le mie permanenze nel bosco ho imparato una cosa che è contraria al pensiero moderno, ma che per me è fondamentale. Ogni cosa che mi porto nelle mie uscite serve a più di uno scopo. Oggi si pensa che per ogni lavoro serva uno strumento apposito, ma se noi ora applicassimo questa idea alla quotidianità di un woodsman, bushman o… un boscaiolo, questi dovrebbe recarsi a lavoro con almeno 2 cassette degli attrezzi e un paio di macchinari…. Ma io non parlo di un'azienda boschiva, semmai di un uomo comune, uno che va a lavoro con la motosega e uno zaino, ma questo discorso vale anche per uno che si prepara per un’escursione, un’esplorazione o un campeggio. Il punto è: cosa mette nello zaino? Ogni strumento ha la sua natura e questo è innegabile, ma raramente per un attività serve un unico oggetto. Per fare un esempio, parliamo degli strumenti da taglio, prendiamo l’ascia. Un’ascia col manico lungo come il tuo braccio, ben affilata, con il retro della testa idoneo all’utilizzo come martello, facilmente riesce a soddisfare il 99 per cento delle richieste. La mia per esempio è un tomahawk, abbastanza compatta da essere trasportata senza problemi, riprofilata da me per assolvere anche compiti di grossolana incisione, con il manico protetto da una corda. Proprio l immagine della corda mi ha suggerito questa riflessione… è una protezione mobile, che posso sfilare, in modo da usare la corda come avvolgimento per la legna da ardere o qualunque altra cosa. Quindi, un martello, un ascia, un avvolgimento, e uno strumento per incidere… tutto in  uno! I più, nel caso del tomahawk si ha la possibilità di estrarre la testa dal manico con facilità ed avere un altro strumento da taglio disponibile. Infine, in caso di rottura del manico, la sua natura  rotonda ne permette la sostituzione anche lontano da casa. Se ora ci spostassimo sul coltello, e applicassimo il concetto di un oggetto per ogni compito, avremmo qualcosa del tipo: 1 per il cibo crudo, 1 per il cibo cotto, 1 per processare legna, uno per difesa, uno (nel caso del cacciatore) per spellare la preda,uno per intagliare, e uno per primo soccorso,poi uno strumento a parte per grattare ad esempio la barra di ferro cerio e produrre scintille. Chiaramente è ridicolo! Uno strumento di 4/6 pollici, con la schiena a 90 gradi, chiaramente full tang è tuto ciò di cui hai bisogno. A patto di fargli la dovuta manutenzione, il che comprende pulizia, affilatura e processo contro l’ossidazione. C è infine una riflessione… ma solo per il bosco valgono queste regole? Beh, porto un esempio… con il covid, la mia attività in palestra è molto diminuita, come quella di tutti gli altri insegnanti, a causa delle chiusure, delle varie procedure e del timore che l uomo comune giustamente ha ed aveva relativamente a una malattia così invasiva. Allo stesso modo il mio lavoro in discoteca ha subito forzatamente uno stop. Quindi mi sono reinventato! Da una vita ho la patente del camion, quindi sono tornato “on the road”! Con lo zaino… ora non sto a spiegare cosa contiene, la prossima volta… ma una cosa te la dico: lo stesso poncho che sta nel mio tascapane per il bosco lo porto con me sulla strada! È molto semplice, solo che ha la caratteristica di diventare un telo perché si apre, ed è dotato di un po di anelli, utili per legarlo a un albero, un palo, o al tetto di un mezzo.. Simpatico no?? 

Lo stesso ragionamento vale per le arti marziali. Esistono stili che insegnano a colpire, ma non a bloccare, altri che insegnano a lottare senza colpire ecc. Tutto questo è contrario all’idea di indipendenza, nel senso che se noi fossimo operatori di sicurezza non potremmo esercitare le nostre competenze di pugilato o kick boxe per fermare una rissa, ma avremmo bisogno di aiuto: di qualcuno cioè in grado di fermare la situazione senza colpire, evitando quindi conseguenze legali e mediche per tutti. Chiaramente è privo di logica un approccio che di fatto predilige una o un'altra strada, quello che serve, è un insieme di procedure sviluppate e concentrate sulla operatività senza guantoni, quindi come la strada, dove i colpi ci sono ma sono strategici e funzionali allo scopo, e il bloccaggio così come la sottomissione avvengono naturalmente grazie ad un certosino studio a posteriori che ha dato di fatto  forma allo stile. Discorso analogo si può fare per la difesa personale, tanto è vero che oggi anche essa è separata da altre linee di insegnamento, come se le arti marziali fossero una sorta di meditazione in movimento! Il lavaggio del cervello è talmente profondo che anche sedicenti maestri a volte fanno la distinzione tra arte marziale e difesa personale….. Incredibile! Questa ricerca della specializzazione è dovuta alla fame occidentale di competizione, che di fatto ha trasformato scuole nate per la sopravvivenza a tutto tondo in palestre per inculcare nelle menti un insieme di regole restrittive che di fatto allontanano dalla realtà dello scontro per la vita. Solo in ambito sportivo posso fare a meno di una branca del sapere, perché ho delle regole. La strada è come il bosco. Se ti approcci ad esso con dei limiti preimpostati la tua possibilità di successo diventa ben poca cosa.

A questo punto te lo chiedo.. Sei pronto per un avventura? 


Commenti

Post popolari in questo blog

Defanging the snake

Bushcraft, survival, attrezzatura e impostazione

Il cuore oltre l' ostacolo