La cassetta degli attrezzi


                                                                   

Nelle arti marziali c è un vecchio detto : temi cui che ha praticato un colpo 10000 volte, non temere chi ne ha praticati 10000 una volta sola. Che significa? Questo è un principio comune sia al combattimento che al Bushcraft, poiché in entrambe le situazioni analizzate da queste materie si tratta di interagire col mondo esterno nel qui e ora. Esattamente come sarebbe impossibile prevedere con certezza millimetrica i movimenti di un aggressore, così è assurdo immaginare di portare con sé una varietà tale di strumenti da permetterci di poter fronteggiare con precisione qualunque imprevisto. Prima di tutto bisogna saper utilizzare la stessa risorsa in modi diversi, e questo si realizza più facilmente se ciò di cui disponiamo è di per sé versatile. Prendiamo per esempio il coltello. Esso non deve solo tagliare,ma per essere un buon compagno dell uomo dei boschi deve poter essere usato come raschietto per acciarino e altri materiali, deve essere un buon produttore di scintille, cioè deve rispondere positivamente all’ uso con una pietra dura, deve anche avere una buona punta e un buon dorso spesso. Altrimenti invece di un oggetto dovremmo averne cinque… scomodo, no? Nelle arti marziali è lo stesso. Quando applichiamo una tecnica il nostro avversario in palestra è uno dei nostri partner di allenamento, il che significa che lo conosciamo. Ma, se ci trovassimo a lottare fuori dal contesto sicuro della palestra, magari in strada, stazione o ovunque?? Potremmo in qualche modo avere idea della statura, dei punti deboli e forti del nostro (ora è il caso di dirlo) nemico?? Assolutamente no. Ecco che sto arrivando alla risposta.. È fondamentale saper colpire da tutte le posizioni, anche con colpi semplici, ma con la massima precisione e potenza. Conoscere cento colpi non serve se non si è efficaci, cioè precisi e potenti. Chiaramente dobbiamo allenarci per raggiungere ogni bersaglio ad ogni altezza… cioè per esempio usare il nostro cross in combinazione con un salto…. Hai presente il famoso “superman punch”? Nel ventunesimo secolo invece dilaga un modo diametralmente opposto di ragionare.. Cioè, piuttosto che imparare ad usare ciò che si ha, è meglio comprare qualcosa altro… so cosa state pensando.. È sicuramente più facile e veloce avere a disposizione lo strumento adatto per ogni compito, ma poiché questo non è sempre possibile, dobbiamo avere più  risorse in uno. Un buah o un pechann sono di per sé strumenti, sono movimenti che permettono di combattere, perciò sono, appunto, strumenti per questo scopo. Ma bisogna essere molto fortunati per poter applicare di sana pianta una tecnica qualunque al di fuori della palestra. Ricorda la riflessione sulla natura del nemico… ciò necessariamente comporta un adattamento, subitaneo, della “teoria”alla pratica,il che si raggiunge esclusivamente con la conoscenza profonda di sé stessi e dei movimenti. Un grande fraintendimento è nato da questo approccio:   il cosiddetto “stile senza stile”, non significa muoversi a casaccio, ma significa non essere imbrigliati dall’ esecuzione sterile e aprioristica di movimenti codificati. I movimenti di un corpo umano sono dati dalle sue caratteristiche fisiche, quindi è logico trovare punti in comune nello studio di più stili, il punto è farli funzionare… un esempio chiaro. Se io peso 110 chili, sono un metro e novanta e pratico uno stile inventato da una donna di quaranta chili alta un metro e mezzo (non fare quella faccia adesso, l’ Harimau Berantai è guidato da una donna, Hajah Ramingtan, la zia del mio Maestro, ma sono moltissimi gli stili inventati da donne guerriero), è chiaro che per farlo funzionare dovrò muovermi in modo diverso da quello standardizzato, semplicemente a causa delle mie caratteristiche. Così per lo zaino del bushcrafter. Quando ci apprestiamo a preparare il nostro zaino, sarebbe meglio evitare di riempirlo di oggetti con unica funzione, ma dovremmo concentrarci su una minore quantità di cose con un più ampio spettro di utilizzo. Assolutamente fondamentale è poi la nostra capacità di pensare fuori dagli schemi che permette di usare ogni risorsa in modo anche non convenzionale. 


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