Mi presento
Ho sempre amato le arti marziali. Sempre. Ho cominciato da molto piccolo a praticare judo nella palestra dove insegnava mio padre. Penso che quando si è molto giovani non si colga realmente cosa significhi imparare un'arte marziale, anche se nel caso del judo oggi ha più senso ahimè, parlare di sport da combattimento. Lungi dalla critica, dico solo che l indirizzo del judo moderno è prettamente votato alla competizione sul tappeto e tralascia un po di tradizione. Ad ogni modo ho continuato a praticare per un po, poi sono uscito per strada.. Cercando di usare il judo per difendermi ho subito capito che non era risolutivo, troppe lacune per quello che riguarda la difesa personale, nessuno studio dei colpi, quindi non c è condizionamento in quel senso, ma più di tutto secondo me il problema della lotta in generale è che non agevola il concentrarsi su avversari multipli, e che la maggior parte delle volte si finisce a terra insieme all'avversario.. Ho cominciato quindi a studiare altre forme di combattimento. All'epoca non c'erano molte alternative, i mezzi di comunicazione erano molto più arretrati di oggi(sto parlando degli anni 90),ma spinto dal desiderio di conoscere sono approdato per un periodo alle arti del sud est asiatico. In realtà pensandoci oggi, non saprei dire con esattezza cosa praticassi con quel mio amico istruttore che mi faceva lezioni private, perché effettivamente tra Filippine e Indonesia si faceva facilmente un po di confusione... Ma non era colpa di nessuno. Il sapere che in quegli anni riusciva ad arrivare in occidente era si spacciato per originale ma era di fatto frutto di saperi rubati un po qui e un po la. Solo veramente pochissime scuole a quell'epoca potevano vantare una certificazione o meglio un lignaggio dimostrabile. Nel frattempo il mio sapere avanzava anche nel campo della cultura fisica, sono infatti diventato prima allenatore poi istruttore di pesistica olimpica e, appunto, cultura fisica. Durante il periodo universitario mi riavvicino agli stili giapponesi, per cercare per così dire, ordine nel caos. Ma anche qui i miei propositi di conoscenza presto litigano con la mia idea che un'arte marziale debba per forza di cose insegnare il combattimento, quindi mi riallontano, e lascio stavolta l' aikido e inizio a studiare il kung fu vietnamita. Ci siamo! Mi dico. Avevo trovato una buona scuola un Maestro a tutti gli effetti, capace di trasmettere l'arte della lotta e il senso morale che partecipa nella costruzione di un Uomo. Purtroppo però per motivi esterni a me, ho dovuto interrompere il percorso. Ma ho sempre avuto un sogno. Il coltello. Fin da bambino quando mi trovavo per boschi con mio nonno sono stato affascinato da ciò che riusciva a fare con quello strumento così semplice e antico. Lo strumento mi affascinava e l'arma mi spaventava. Ho imparato ad usare lo strumento come sognavo, come unico (o quasi) mezzo per sopravvivere (no no, niente Rambo! Eheh) Ma volevo trovare che mi insegnasse a combattere con l'arma e contro di essa, comprendere i segreti della scienza del KNIFE fighting, anche perché l'Italia ha una lunghissima tradizione di arma bianca.. Ho scoperto prima il KALI, poi il Silat. Di preciso l 'Harimau Berantai e il Tomoi, stili di cui sono ambasciatore in Italia. Nella nostra scuola ogni sezione è studiata separatamente, ogni aspetto del combattimento è analizzato con metodo scientifico. Entrambi gli stili sono nati per la guerra e così sono rimasti, senza arbitri, finalmente...

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