Silat: ultima difesa
Utilizzare un’ arte marziale per difendere se stessi o gli altri significa usare lo strumento giusto per quel compito. Ogni antica arte marziale nasce per questo scopo, l’ etimologia del nome è di per sé inequivocabile: arte, cioè studio scientifico e meticoloso, e MARZIALE cioè della guerra. Potremmo dire quindi che conoscere un’ arte marziale ci permette di combattere con stile efficace. Questo concetto però non è relativo solo alla mia arte, ma a tutte quelle tradizionali e originali che sono state inventate dall’ uomo. Io sono legato al Silat, perché ne amo l’ approccio, la storia, la tradizione, la cultura Malese, e perché ho un Maestro che non ha bisogno di presentazioni. Cionondimeno questo concetto si può estendere ad altre. L’ efficacia di uno stile dipende da più di un fattore, primo dal praticante, poi dal grado di “sperime notazione che ha avuto nei secoli, poi assolutamente dal modo in cui ci si allena. Combattere in un vicolo o in guerra, se parliamo di corpo a corpo chiaramente, non fa grossa differenza. Eccezione solo a proposito delle conseguenze legali. Assolutamente meglio non averne bisogno, ma in quel caso non possiamo fermarci a pensare a multe o altro. Perché? Perché per pagare le conseguenze di qualcosa devi essere vivo… c è un enorme mito dietro al problema del cosiddetto “eccesso di difesa personale”, tanto è vero che abbiamo più di una volta assistito al risarcimento verso la famiglia del ladro ucciso da parte della vittima che si è difesa. Vi voglio svelare una cosa: è impossibile mettersi a riflettere durante un’ aggressione. È una questione chimica. Il cervello riceve un tale shock da andare in automatico. Vi racconto un aneddoto.. Durante uno scontro in battaglia andato a spingersi sul coltello, il soldato ha restituito il coltello al nemico, perché è così che era abituato a fare in palestra. Questo racconto arriva da uno dei maestri che ho avuto in passato e la cui fama è nota.. Quindi appare ancora più chiaro come allenarsi senza contatto o con obiettivi sportivi, quindi secondo regole e standard di categorie ecc..non abbia molto senso quando dobbiamo affrontare una lotta per strada. Nel Silat si dice :“non combattere, ma se devi, sii come il fulmine, distruggi qualunque cosa tocchi”. Non combattere ha senso, perché assicura che entrambi torniamo a casa.. Pensare alle conseguenze mentre ci alleniamo o peggio, credere di poterlo fare durante uno scontro in strada è come pretendere di imparare a guidare stando seduti sulla sedia di casa. Per ovviare a questo problema, nella mia scuola si studiano delle forme di combattimento, composte da sequenze che devono essere imparate e poi praticate alla massima velocità possibile e alla massima potenza. Questo approccio consente l’ adattamento mentale all’ overkilling, cioè all’idea che per uscire vivo da una battaglia non basta applicare una sola tecnica ma devo usarne di più. Una volta padroneggiati i micidiali movimenti essi vengono inseriti in un contesto di improvvisazione, e qui escono fuori le doti di elasticità mentale e sensibilità di insegnante e allievo. Alcuni invece prediligono il colpo singolo… ci sono scuole che vedono in questo approccio la soluzione ottimale. Ma se ti sbagli? Se lo schiva, lo devia o arriva meno potente del previsto? Che fai, tenti un altro colpo singolo? E l adattamento mentale per passare da questo a quello chi te lo da? Ecco il motivo dei Buah (le nostre sequenze..), noi non chiediamo straordinari al nostro cervello per passare da questa a quella tecnica, perché abbiamo già studiato la catena anello per anello. La scuola di difesa personale deve dare garanzie, deve far crescere l’ individuo dal lato fisico, tecnico, e interiore. Lo studio del combattimento deve comprendere anche altre forme di sicurezza, attiva, passiva e regressiva; diminuendo le possibilità di bisogno della forza e aumentando al contempo la sicurezza in sé stessi e la consapevolezza dell’ ambiente. Concetti e principi, un esempio.. : in contesto aziendale ha molto senso parlare di sicurezza regressiva soprattutto per il trasporto di valori. La S.regressiva infatti cerca di ottenere l’imprevedibilita del soggetto, itinerari, orari ecc..
Perché il Silat? Perché è l’arte della fratellanza, del rispetto, della clemenza e della sopravvivenza. Quindi: SILAT Per SEMPRE!! Ti propongo un’ avventura. Partiamo!!

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