Principi per sopravvivere

 


La nebbia e le nuvole ristagnano a mezz’aria, ma sopra di essi, il sole e la luna brillano eterni. (proverbio cinese)

Comprendere i principi utili per la sopravvivenza permette di aprire la propria mente. Quando sei di fronte a un pericolo imminente, quando il tuo cuore vacilla perché qualcosa potrebbe impedirti di tornare a casa, richiamare alla mente quella o quella altra tecnica è difficile ma avere chiaro in mente un principio, no. Un principio, l idea, è una regola, un concetto e quando diventa tuo diventa parte di te, come l istinto.. Qualunque istinto. L istinto di sopravvivenza, quello che ti fa mangiare, che ti porta magari lontano dalle intemperie, o lontano da quelle situazioni che ti mettono in allarme, procurandoti un brivido lungo la schiena. 0 l’ istinto alla riproduzione, alla sopravvivenza della specie. Quando un principio è tuo si radica dentro di te e prende forma. Una tecnica, dieci tecniche cento tecniche possono derivare da un principio solo e spesso lo fanno, perciò avere saldo dentro di sé il principio è una garanzia. Avere la tecnica ti trasforma in un esecutore, avere il principio ti permette di adattare la tecnica a livello inconscio, fulmineo, alle esigenze del momento.

Tra arte marziale e sport c è una differenza enorme, un abisso. Tutto dipende dai principi-torniamo lì-con cui viene praticato lo sport. Il problema è che quando io abituo la mente a lavorare all’ interno di regole, parametri, quando mi trovo nella necessità di applicare qui e ora subito, fuori dal contesto in cui mi alleno o gareggio le tecniche, di fatto metto in essere una disuguaglianza strutturale che si ripercuote sulla mia efficacia. Che vuol dire? Vuol dire che se io imposto il mio lavoro per ottenere il KO sul ring, nella gabbia o l’ippon sul tatami lavoro secondo degli schemi che l arbitro e la giuria controllano. Garantiti dal contesto. Tu sai che il tuo avversario si muove all’interno di quei parametri. Di fatto per strada non c è un arbitro, un cronometro. Perciò frasi come “io faccio pugilato (o qualunque altro sport da combattimento…) a me chi mi tocca?, no non hanno molto senso, anzi.. Perché davanti a noi potrebbe esserci quello che è chiamato predatore seriale, cioè colui che è abituato, educato e cresciuto, allevato studiando le persone. E capisce da come ti muovi se sai praticare una qualsiasi forma di combattimento, a colpo d occhio distingue almeno tra l attitudine da striker o grappler,prevedendo quindi che tipo di resistenza potresti opporgli. Come fa? Semplicissimo. Nello stesso modo in cui un leone sceglie la sua preda quando guarda un gruppo di gazzelle. La guarda. Il modo di deambulare, di muoversi, l atteggiamento della schiena e delle spalle, il modo di guardare, il senso di equilibrio che trasmette, il senso del ritmo che trasmette sono indici molto chiari dell educazione al combattimento come lo sono lo sviluppo muscolare, la struttura fisica ecc.. Un esempio : una persona che cammina morbida su gambe agili ma non estremamente sviluppate, con le spalle più larghe di quanto dovrebbero essere in relazione alle gambe, con il mento in basso e qualche lineamento del viso più arrotondato di come madre natura l ha fatta, facilmente è uno striker, cioè avvezza a colpire e essere colpita. Di contro, un trapezio molto sviluppato, il classico collo da alligatore, cosce grosse e schiena massiccia, facilmente è un lottatore. Ad ogni modo questi sono solo esempi, non regole fisse. Sta di fatto che il predatore seriale ha dalla sua oltre alla suddetta chiamiamola preparazione, la premeditazione e l abitudine alla devianza. Affrontare una persona simile con regole sportive e la cosa più sbagliata da fare. Perché dobbiamo aggiungere che per strada non abbiamo categorie di peso, di genere ne controlli per quanto riguarda la lealtà di attrezzature. Nessuno controlla l interno dei tuoi guantoni per strada, perché non li hai! Il fatto che i tuoi pugni sono efficaci sul ring non deve tirarti in inganno. Colpisci un avversario (non un nemico…) del tuo genere e del tuo peso con protezioni per le tue mani, fasce e guanti che in strada non hai. Colpire a mani nude qualcosa procura effetti diversi sul bersaglio e sul soggetto che colpisce. Un combattimento sportivo può durare anche mezz ‘ora, mentre in strada raramente si arriva a 10 secondi, perché? Perché l’impatto delle mani nude è drammaticamente più penetrante dei guanti. La pressione è inversamente proporzionale alla superficie… l approccio sportivo fa allenare anni a colpire aree che per strada non sono prioritari con strumenti che per strada non uso. Il Silat è un arte da guerra, che si è sviluppata per la sopravvivenza, che è stata testata per secoli dalle più disparate tipologie di persone contro i più vari nemici nei più diversi scenari. È un arma affilata che considera un numero completo di variabili.

Quando un arte da guerra arriva intatta a qualcuno, essa diventa un dono, e l unica cosa che si può fare è cercare di trasmettere l idea, i principi che la guidano. In occidente siamo tutti molto frenetici noi siamo quelli del giorno dopo, siamo per l’ evoluzione a tutti i costi, noi siamo quelli del mattone successivo ma il disegno a monte chi l ha fatto? Questa è la differenza tra trasmettere il principio e trasmettere la tecnica. Trasmetto il principio perché tu sia in grado di realizzarne il disegno, trasmetto la tecnica per mettere un mattone sopra l’altro. Un arte che non presuppone limitazioni offre la più vasta gamma di scelte e applicazioni. Nascondersi dietro un dito affermando cose tipo questo sistema è moderno,quindi funziona di più eccetera…. Rappresenta la più grossa idiozia in cui si può credere. Primo perché uno stile che ha dimostrato per 2000 anni di poter salvare vite ha fatto il rodaggio più lungo di qualunque altro. Poi perché l altra componente umana, lo spirito, trova sollievo in un arte che ha tradizione e continuità :essa migliora l uomo, non solo il combattente. La tua energia attraversa codici comportamentali atavici, che uniscono rispetto etica e tradizione. Creare un esperto di arti marziali che prende tecniche da qui e da li perché sono più moderne e mostrate con pantaloni militari e occhiali da sole è una grandissima frode. Se segui gli insegnamenti di uno che millanta riconoscimenti, che ha rubato e mischiato( in pratica confuso) che cosa fai a te stesso? Stai rubando, mischiando confondendo la tua mente. Educazione, principi, regole, rispetto, sono queste le differenze tra un arte antica e un metodo moderno. In una vera scuola con una tradizione, c è rispetto, gerarchia perché l arte marziale prima di guardare le tecniche guarda i principi. Il metodo le tecniche. Ma sotto stress, non tanto la tecnica ma il principio affiora alla memoria. Se io non te l ho trasmesso, per quanto tu sia esperto, potresti non tornare a casa, perché sei come una macchina che non ha ricevuto il giusto input. Un esempio per capire:in un automobile ci sono vari componenti, così nelle arti marziali molte tecniche, ma senza la chiave la macchina non parte, il principio è la chiave. Il primo principio è comune sia alla strada che al Silat, è tornare a casa. Quindi il primo principio è quello di evitare il combattimento, perché solo così entrambi torniamo a casa. Se senti che alla minima provocazione devi accettare la sfida, allora hai costruito il tuo mondo attorno a un valore temporaneo, che metti in discussione tu per primo. Per me il valore più alto è la vita, la mia e la tua. Il Silat nasce per difendere i deboli, se stessi e la propria casa in senso lato. Se provochi per strada cedi alla debolezza, quindi ragionando, non è assurdo dire evitare il conflitto per difendere. Noi siamo educati a colpire bersagli sensibili che funzionano dentro e fuori dal ring, ma che sul ring non sono ammessi. Lo sport ha delle regole, il cui scopo è salvaguardare la vita dei praticanti, perché l’obiettivo ultimo è il business e l intrattenimento. Chiaro che se uno dei due atleti muore non è più in grado di produrre intrattenimento… chiunque si abitua a restrizioni nel momento in cui si trova ad avere mano libera deve ricalibrarsi e questo non sempre è semplice in combattimento in strada. Per quelli che sono abituati a seguire storie da bullo on line, tipo” minicampione x che pesta il cameraman” quello che sto per dire suonerà molto strano, ma il primo principio di qualunque arte marziale è : “Non combattere”.Se non combatti 2 persone tornano a casa, altrimenti solo una o nessuna. Una riflessione sulla visibilità che i media danno a notizie simili. Se bombardo la mente dei giovani mostrando come il loro idolo ha pestato qualcuno fuori dal ring sto automaticamente imprimendo quelle immagini nella loro mente, agevolando il processo di emulazione che visibilità e fama hanno innescato.


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