Il guerriero perfetto

                                                                                  




Silat bushcraft.. Si! Molti me lo chiedono ogni giorno, perché conoscono poco o niente di entrambe..

In effetti quello che oggi si chiama bushcraft ha origini che si perdono nella notte dei tempi, intendo che fino all'arrivo dell'industrializzazione l'uomo ha utilizzato le sue mani (craft) per servirsi delle materie prime che la natura (Bush-bosco) gli metteva a disposizione. È infatti molto facile trovare ancora oggi, vecchi contadini perfettamente in grado di realizzare un nodo a farfalla o legare una corda con una sola mano… nessuno si vuole “reinventare”la ruota.

Il Silat Malese (Melayu) nasce in un’area geografica in cui ancora oggi più del 60%del territorio è coperto da vegetazione spontanea quindi il rapporto con questa attività, per il guerriero era cosa quotidiana. Basti pensare che parliamo di più di 500 anni fa, per l’Harimau Berantai, e più del triplo per il Tomoi, ere in cui i comfort a cui siamo abituati oggi erano ben di la da venire..

Semplicità, versatilità e comodità sono le parole d'ordine quando ci si avvicina al contesto outdoor, poiché in natura ogni cosa ha i suoi tempi, poi più oggetti ci si porta dietro più questi ci rallentano. Prendiamo ad esempio il coltello. Forse il coltello è quell’oggetto che più rappresenta l’attività outdoor di bushcrsft/survival,un po’ sicuramente ciò è dovuto a Hollywood, ma d’altra parte chiunque di noi abbia avuto la fortuna di conoscere suo nonno, non potrà aver dimenticato che nella sua tasca o appeso al fianco c’era sempre un coltello, vero? Bene. Se per noi occidentali è così, pensate a come era nella giungla del sud-est asiatico. Con quell’oggetto l’uomo ha da sempre stretto un legame profondo, secondo me perché siamo l’unico animale a nascere senza armi. Il coltello colma il gap, è lo strumento indispensabile in natura, ci permette di accendere un fuoco, costruire piccoli oggetti di uso quotidiano o un riparo, processare cibo e difenderci… tutto in uno! In quest’ottica non è così strano sentire un brivido quando se ne maneggia uno, vero? Ci sono poi delle somiglianze pratiche tra i coltelli bushcraft e i coltelli Malay, i Belati. Entrambi hanno molto spesso la lama drop Point, entrambi sono acciaio ad alto tenore di carbonio, entrambi hanno manici rotondi, entrambi hanno la lama che funziona anche da guardia inferiore. A ben vedere sono simili anche ai coltelli dei commercianti francesi dell’800 oggi chiamati butcher knives, esattamente perché potrebbero essere definiti “multi purpose outdoor knives “. Ricordo una volta, quando affamato di sapere, umilmente chiesi al mio Maestro, il Professor Jak Othman, di darmi una conferma.. Ero convinto infatti, che i coltelli portati in battaglia dagli antenati della nostra scuola fossero gli stessi che venivano usati i tempo di pace per processare cibo o materiali in genere, e avevo ragione!! È stata una gioia immensa per me scoprire che il legame che percepivo tra Bushcraft e Silat era qualcosa che trascendeva la mia esperienza personale!

Da quando ho aperto la mia scuola, ho sempre avuto l’obiettivo di aiutare le persone a superare i momenti difficili, siano essi all’esterno o all’interno di essi, e unire queste discipline per me è un’esperienza fantastica. Si colma il gap, esattamente come fa il coltello per l’uomo. Il mio obiettivo non è quello di creare campioni, ma persone con fiducia in se stesse educate al rispetto e alla disciplina, capaci di sopravvivere.. Di fronte alle sfide della vita, o nella natura selvaggia. Proprio come gli antichi guerrieri Malay.

Ti propongo un’ avventura.. Partiamo!


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